Barbera & Champagne – “Essi vero” (Hellp022) – 2018 – Uno sguardo dall’interno.

Il parere di un collaboratore esterno/interno dovrà pur valere qualcosa.
Per “esterno” mi riferisco al fatto che i Barbera e Champagne ed io ci siamo semplicemente stretti la mano ed abbiamo deciso di fare uscire un disco .
Per “interno” intendo che i membri della band sono gli ex componenti dei compianti Automatica Aggregazione, nonché miei amici fraterni da vent’anni.
Nulla di più naturale, dunque, che trovarsi insieme ad immaginare un vinile di sotto il vessillo di Hellnation Store.

La tana e’ sempre stata e sempre continuerà ad essere l’Hombrelobo studio in Roma,in cui ci ritrovammo a microfonare la batteria in una serata di ottobre.
Durante la registrazione i ragazzi sono stati velocissimi, azzeccando al volo combinazioni a cui un certo perfezionismo non sempre sensato mi aveva disabituato nel tempo, e tirando fuori le riprese finite in soli tre giorni.
Io personalmente contribuivo con due pezzi originali, buona parte degli arrangiamenti e alcune seconde voci.
In cambio volevo suonare la chitarra elettrica in modo sobrio e ritagliarmi un paio di parti per fare lo sborone.
Affare fatto.
Quando il master arrivò nelle nostre mani e’stata una bella novità, perché di solito il mega-file denominato V1 e’ sempre quasi tutto da buttare, mentre sorprendentemente era vicinissimo a quello che il gruppo voleva.
Due tentativi più tardi, Il file V2TK era perfetto.
Il Lato a si apriva con la batteria martellante della Tiletrack “Essi Vero” in un libero e volontario tributo al sound Rancid,replicava in coda con il punk-rock di “Strade Vuote” che, trascinata da un insistente riff di chitarra,ribasce il tema dell’alienazione interpersonale dei giorni nostri, e triplicava trovando in “Gattabuia” uno dei momenti più intensi, un rock energico sulla condizione carceraria.
“Nel mio inferno” introduceva con una cantilenante simulazione di slide guitar l’elemento introspettivo in un punk rock cadenzato e robusto con pesanti ricadute nel nero di enfatizzati minori, laddove “Take Away” sembrava mettere un freno alle nuove derive reimpostando la formazione a tre, utilizzando il remake di un vecchio anthem della band per dare un taglio alla facciata alpha.
Il secondo testamento inizia con la drammatica storia del Federico Aldrovandi massacrato e ucciso dalla polizia nelle oscure strofe di “Federico”, racconta i mali della provincia in cui siamo nati con tanto di nomi e cognomi in “Luminarie”, rompe le palle al leggendario folk singer Edoardo Bennato nella brutale rivisitazione del classico “Un giorno credi” .
“Borderline” urla tra le tinte fosche di una nottata di provincia le frustrazioni di chi deve lottare per vivere, ossessionato dai suoi demoni e dalla pressione crescente: il verso “aspetto il sole” rappresenta un’apertura quasi ottimistica nella poetica di Puccio, quasi un’inedita speranza.
La ghigliottina per questa produzione la feci scattare io con “Non sei più uno skinhead”.
Il germe della canzone era nato circa dieci anni fa, quando per noi c’era realmente il problema di essere allontanato dagli amici che smettevano di credere nella sottocultura, e dunque era nostra necessità far trapelare tra le note il messaggio che il legame tra ragazzi viene prima dell’aggregazione stilistica, che tutto quel “dividersi” fosse ingiusto e deleterio.
Non a caso abbiamo voluto che questa traccia, che avrebbe dovuto essere l’ultimo singolo degli Automatica Aggregazione, fosse il primo per questo lavoro dei Barbera & Champagne.

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Intro

Fotografia di una città scattante dieci minuti dopo l’alba
fuochi da campo accesi, uomini in k-way logori
scooter sfrecciano come libellule verso lavori impossibili
venditori di pesche e Peroni strisciano stremati verso il proprio alveare
giovani nullafacenti rigettano quel che resta della notte
furgoncini edili, barbe sfatte e pesi al centro dello stomaco
un po più tardi, un po più al centro
mille teste uguali come i grani di un rosario sulla linea del tram
entra pure, mettiti la, capisco, le faremo sapere
monta sullo scooter e riparti attraversando la città
oggi abbiamo lacrime e sangue al posto di burro e marmellata
va bene lo stesso ?
Non provare a dire alle persone che abbiamo sbagliato strada
non vogliono ascoltare, non ci provano nemmeno
meglio una grande gabbia che un piccolo mondo libero
abbiamo palazzi vuoti e gente al freddo
abbiamo pizza nel cassonetto del retro e un’esercito di morti di fame
in questo deserto abbiamo un secchio di sabbia nera trafilata al bronzo di scozia
e l’acqua la dobbiamo chiedere in ginocchio
ma non provare a dirgli che abbiamo sbagliato strada
parlagli del tempo, dell’esecutivo che hanno votato
che affronta una crisi di governo in diretta su Canale 5
gli puoi parlare di un mondo catodico indipendente da quello reale
dove le Barbara D’urso sono i buoni, gli Antonio Ricci i sovversivi
e le patrie galere stanno negli studi di Forum
ma non chiedergli di aprire un libro o di pensare prima di parlare
e soprattutto fratello non gli chiedere un pezzo di pane quando hai fame
o un rifugio se ti senti in trappola
potremmo pure convivere con il dramma
come potremmo andare via, per esempio
l’ironia di tutto questo
e’ che forse l’ironia di tutto questo non esiste
adesso dormici sopra
‘notte.

The Orphan

Dall’autoradio andava di continuo questo cantante blues , questo Jackie non ricordo come .

Il disco lo stavo consumando in fretta , l’avevo ascoltato talmente tante volte che se mi concentravo bene io potevo sentirlo echeggiare ovattato,nel profondo.

E suonava forte quando aspettavo un segno del cielo , e tu mi salutavi agitando la mano diafana e rossa in viso fuggivi in cima alle scale .
E ruggiva gracchiando quando c’eravamo quasi , quella sera in cui una forza impalpabile fece scempio dei nostri cuori , ammonendo che “non era tempo” .
E poi aveva cantato le lodi del signore il giorno in cui mi cadesti tra le braccia , quando finalmente mi avevi capito , tu mi volevi grezzo e divertente come sono , e io ti avrei voluta timida , sognatrice e distratta come ti credevo .

Ma come non sei stata mai .

Strimpellava su una sedia a dondolo in un angolo scuro della tua stanza quando hai urlato basta , le corde di quel dobro sembravano sussurrarmi “ ragazzo ,meglio bruciare all’inferno che essere l’uomo di quella donna “.
Jackie non-ricordo-come urlava alla luna con il diavolo in corpo la notte in cui dicesti “addio” sotto una pioggia biblica , resto’ a commentare le mie tiepide e amare lacrime in un parcheggio deserto .
L’alba mi sorprese disteso , mentre schiudevo gli occhi al vibrare di “The Orphan”.

Io non volevo più’ vivere , ed in un certo senso così è stato .
Il suono di un campanile la domenica mattina e lo schiocco di un gatto a 9 code sulla schiena di un condannato , il bene piu profondo ed il male più’ profondo , una danza febbrile su di una tastiera di mogano , paradiso ed inferno che si affrontano nella tua gola al cherosene di vecchio negro del sud .

Forse partirò’ per il Colorado , gente .

Voglio scoprire il suo cognome , scovarlo al bancone di un bar di terza categoria , abbracciarlo forte .

Il suo volto si farà pietra sopra la mia spalla , e la sua smorfia di sorpresa assumerà’ i contorni di cieco orrore , mentre andrà’ riempiendosi zampillando un superbo lago di rosso sangue ai suoi piedi .

Sto scherzando .

Le Colline , reprise

E’ sempre nei giorni del mio compleanno
che gli specchi si incrinano
le brocche esondano
le corde si spezzano

E’ sempre in quei giorni
che la febbre mi divora
che sento che qualcosa e’ finito
che piombo nel nero

In giorni come questi
ero solito accostare ai piedi di una collina
facendo fuori una cassa di birra da poco
cercando qualcosa tra le stelle
qualcosa che ho perso il giorno in cui sono nato
e che forse ritroverò un attimo prima di morire
sorridendo
per un istante
in faccia al nulla