The Resort: l’ennesima faccia di Roi Pearce.

The Resort -1989 (Link records, 1989)

Come ricorderete qualche settimana fa parlavamo dei The Rivals e dell’eredità musicale che avrebbero lasciato alle band successive.
La band faceva le prove in un piccolo pub di Herne Bay e sin dal principio raccolse numerosi fan, capitanati da un ragazzo dagli occhiali spessi, il famigerato leader di una firm del Millwall, Roi Pearce.
Roi era talmente ossessionato dalla band che ne formò una sulla falsariga, The Last Resort, destinata a diventare leggenda nella oi! music inglese, lavorando a pieno regime fino al 1982, anno di uscita di “Skinhead Anthems”.
Quando nel 1988 le chiacchiere su una reunion dei Last Resort furono stroncate, Pearce ed il frontman dei Rivals Mark Edwards misero su una nuova band con Dean Wilkinson alla batteria e Mick Melvin al basso (sezione ritmica di una cover band locale), focalizzando sulla passione comune per l’Heavy Metal, e decidendo di chiamarsi semplicemente “The Resort”,
Nel 1989 danno alle stampe per la Link Records appunto “1989”, che io considero un vero e proprio capolavoro del rock di strada britannico.
L’intento di fare un disco metal (Pearce era al tempo un maniaco collezionista del genere) si scioglie scontrandosi con la vena stradaiola del gruppo, lasciando invece spazio ad un robusto rock, schietto e fresco.
“Right to remain silent”, scritta a 4 mani con Arthur K-“Bilko”-Kitchener, è un’inizio col botto , una specie di Springsteen-in-sta-prest con tanto di sassofono, “American Faces” un’originale dei Rivals (nonostante nelle liner sia scritto il contrario) appesantito positivamente  dalla voce di Pearce, “Rubber Jenny” un rock’n’roll possente stile ’80, “Waiting for a friend” una grande anthem  resa famosa nel secondo disco dei 4 Skins ( e anche qui inspiegabilmente le liner notes non lo riportano).
Ben cinque riuscitissime auto-cover di Last Resort e Warriors (entrambe reincarnazioni della stessa band con poche differenze di line up) in salsa hard rock, compresa l’immortale “King of the jungle”.
La band suono’ per l’ultima volta il giorno di natale del 1990, ma sappiamo che Roi Pearce sarebbe tornato aggressivamente sulle scene con il nuovo combo meta-rock-metal degli Heavy Metal Outlaws di li a poco.

4 Demo incluso il classico “censurato” dei Last Resort “Johnny Barden” nell’edizione della Captain OI! di Mark Brennan del 1997.

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Redskins split shock! (Traduzione propria)

Ho tradotto questo articolo con cui Martin Bottomley (pseudonimo cartaceo del bassista Martin Hewes) spiega le ragioni della fine dei leggendari Redskins sulle pagine del Socialist Worker, settimanale del SWP, nel numero 1019 del 10 gennaio 1986.

“Come avrete probabilmente saputo, la più ben vestita e idealista delle rock ’n’ roll band ha deciso di darci un taglio.
Non è forse di importanza vitale, ma c’e’ una lezione da imparare per tutti i socialisti che vogliano intraprendere la carriera musicale.
Poiché il rock ’n’ roll è evasione ed essenzialmente fantasia, e come tale si a apre a differenti interpretazioni.
i Redskins erano un’interpretazione socialista di tale fantasia.
Quando iniziammo avevamo paura che le nostre idee potessero essere viste come una trovata commerciale. E decidemmo che dovevamo essere sicuri che la gente ci prendesse sul serio.
Il problema era che questo minava la cosa più bella che il rock’n’roll e il socialismo abbiano in comune – il dono di portare le persone ad una reazione di pancia.
Il rock’n’roll è potente quando è fresco e spontaneo. I Redsins divennero inevitabilmente molto prevedibili.

ATTIVISMO

Un’altro grosso problema con la band era la distanza che giorno per giorno la separava dalle esperienze con le quali i socialisti regolavano la propria visione del mondo.
Avere la giusta “predisposizione” non è abbastanza.
I socialisti devono stare attenti agli argomenti e alle esperienze con cui la gente arriva alle proprie conclusioni e, più importante, devono essere attivi per porre queste conclusioni in opera.
I Redskins non ne hanno mai avuto l’occasione.
E’ dura alzarsi per vendere i giornali quando sei tornato alle cinque del mattino da Bradford.
Più la band otteneva, più lavoro c’era da fare.
Per questo avevamo sempre meno possibilità di poter essere coinvolti nel partito e nella sua disciplina collettiva.
Questa disciplina era molto importante per noi, se non di più, a causa delle continue distrazioni.

TRADIZIONE

Ogni tanto ci vuole qualcuno che dica alle pop-stars di quanto sono egoiste, le tiene con i piedi per terra. Con i Redskins è successo fin troppo raramente.
Anche se questi problemi e contraddizioni sembrano inevitabili per ogni socialista che tenti di fare quello che facevamo noi, ci sono stati degli obbiettivi raggiunti.
Il più importante è stato imporsi di portare la tradizione socialista alle persone a cui non sarebbe mai arrivata.
Per questo e per il fatto che ci serve ogni arma possibile per cambiare la società, i socialisti non dovrebbero disdegnare la possibilità che la cultura popolare possa dare una mano.
Il Capitalismo controlla e scrive  “pop”, ma continua ad essere una cultura con un pubblico internazionale di classe operaia.”

Excess all Areas : divertente articolo dell’Independent sulle assurde richieste delle rockstar.

“Ho dato indicazioni a Peter Gabriel sul torrente più vicino, ho fatto battaglie di cibo con i Damned, ho aiutato gli UB40 a scaricare droga nello sciacquone di un prestigioso locale a causa di poliziotti troppo zelanti, ho fatto banda con i Duran Duran, gli Spanda Ballet e Ian Dury, sono venuto alle meni con Nick Cave alla cerimonia per il suo compleanno. E tutto questo solo nei primi anni ’80”

Ed ha anche visto Billy Bragg litigare con i Manic Street Preachers per una tazza del cesso.

Divertente articolo dell’Independent sul libro “Excess All Areas” di Sue Richmond, che ha lavorato come giornalista nell’industria per anni e raccoglie i 100 “comportamenti da backstage” più assurdi delle rockstar.

https://www.independent.co.uk/arts-entertainment/books/reviews/iced-shrimp-oxygen-and-snooker-tables-welcome-to-the-bizarre-world-of-catering-to-rockstars-as-a-9699492.html

Klaxon: una discografia polemizzata.

Mi rendo conto di essere probabilmente di parte quando parlo dei Klaxon , forse il gruppo che più degli altri ha plasmato il mio modo di scrivere e comporre.
Ma la sensazione, il rammarico che ho sempre avvertito negli anni, è quello che forse non li avessimo capiti ed amati abbastanza.
Ho sempre pensato che i Klaxon fossero LA BAND per la quale un ragazzo italiano dovesse andare spavaldo davanti agli  europei (“noi ch’avemo i Klaxon!):  i loro dischi affrontano a 360° le contingenze della vita umana, zeppi di riferimenti culturali, cinematografici, letterari e musicali, compongono e suonano da superbi strumentisti, lo hanno fatto e continuano a farlo maturando nell’arco di trent’anni come pesche al sole.
C’e’ chi si accontenta di urlare “100celle city rockers” a bordo palco: io voglio invece esplorare la filosofia esistenziale di “Senza meta” e “Canto disperato”, la street dignity di “Cane rognoso”, la garrota urbana di “Polvere”, tralasciare il singalong esultante di “Un grido” per soffermarmi a lungo sulla strofa e sulla sua aura di poetica rivalsa. Perché “Solo una guerra” è una “Masters of war” della loro generazione punk, perché “Arde-core” è una fotografia metropolitana virata in un soffocante Jazz-core, perché “Jira e Sole” è un’autentico capolavoro, un cortometraggio rock.
Con “100celle city rockers” dato per assunto, voglio porre ancora tutta la mia attenzione su “Vita Agra” e “Brutti, sporchi e cattivi”, due capolavori bistrattati, ma unicamente da chi non li capisce e mai li capirà.
E ancora si, probabilmente sono di parte, perché i Divergenza adoravano i Klaxon, perché la prima prova de Gli Ultimi iniziò con “Libero”, perché uno dei sogni realizzati della mia “carriera” discografica è stato realizzare un disco insieme a loro.
Ciò non toglie (polemica in arrivo), che l’Italia, anche nella sua scena underground, privilegia chi “la butta in caciàra”, mentre qua parliamo di musica, storia e profondità di campo, in una parola: Cultura.

Discografia

“Klaxon EP”, EP (1983)

“100celle city rockers”, CD (1997) – Gridalo Forte Records

“Brutti sporchi e cattivi…”, CD (2009) – Raged Records

“1984”, LP (2013) – Sydney Town

“Anime Corsare”, LP+CD (2014) – Hellnation

Raccolte

“Uonna Club” CD (2006) – Klaxon Records, City Of The Dead

Sette canzoni sulla mia provincia.

Sette pezzi di altrettante band o singoli che raccontano quello che su nessun giornale locale troverete scritto
PS per ragioni di accentramento di poteri, solo una canzone è stata composta dal sottoscritto.

Gli Ultimi – “Ai margini” (Streetpunk, 2009)

Automatica Aggregazione – “Kids de la rua” (Sabazia Streetpunk, 2007)

Path – “Buone notizie dal fronte nord” (outtake da Hombre Lobo Sessions, 2018)

Barbera & Champagne – Maledetta provincia ( Sangue tra i denti, 2015)

Rocker Ritz – Riva Polline ( Singolo, 2018)

Tracina – Patchanka (L’unica Soluzione, 2009)

Chilly Willy – Laida Provincia (inedito di fine anni 90, vedi cover de Gli Ultimi)

Sei punk-songs ispirate al mondo del cinema, tre inglesi e tre italiane.

 

  1. The Clash – The right profile  (London Calling, 1979)  sul divo di Hollywood Montgomery Clift
  2. Sham 69 – Angels with dirty faces (That’s life, 1978) riferito ad “Angeli con la faccia sporca” (1938)
  3. Toy Dolls – James Bond (Singolo, 1985) riferimenti all’agente 007 di Terence Young
  4. Bloody Riot – Gioventù bruciata (s/t , 1985)  riferimenti a “Gioventù Bruciata” (1955) e James Dean
  5. Klaxon – Brutti, sporchi e cattivi  (Brutti, sporchi e cattivi, 2009)  riferimenti a “Brutti,Sporchi e Cattivi” (1976) e “Uccellacci e Uccellini” (1966)
  6. The Unborn – “Hanno cambiato faccia” (Apoi!calypse, 2017) riferito a “Hanno cambiato faccia” (1971)

Working Class Heroes : Bill Withers

Bill Withers, cittadino della comunità mineraria di Slab Fork, West Virginia, ultimo di 6 figli, un vero cantautore della soul music, una chitarra acustica sulle ginocchia, una voce eccezionale mai abusata in senso virtuosistico, un installatore di toilets sui Boeing 747 che si ritrova con un singolo, l’eterna ballata noir “Ain’t no sunshine” , che vende oltre un milione di copie nel 1971 per la Sussex.
Bill entra a piccoli passi sospettosi nello showbusiness, non vuole lasciare il lavoro, convinto che da un giorno all’altro si ritroverà in mezzo a una strada : “ i miei compagni al lavoro mi prendevano in giro, credevano fosse uno scherzo.”
E invece Withers continua a produrre dischi a getto continuo, Lp eccezionali e potenti singoli , portatore sano di uno stile unico, che passa dal groove di “Use me” al nero romanticismo di “Grandma’s Hands” fino ad episodi come “I can’t write left handed”, una delle canzoni più crude ed intense del periodo anti-vietnam.

Nella foto l’inseparabile lunch box che appare in almeno due copertine, a testimoniare l’inossidabile orgoglio operaio.