Scott H. Biram – The bad testament (Bloodshot Records, 2017)

Quale occasione migliore per conoscere questo artista, se non in una macchina lanciata a mille sulla statale guidata da un Reverendo sbronzo? ditemi voi.
Cosi’, mentre si pregava il signore, questo disco andava ed andava: tanta è la varietà stilistica che lo compone che all’inizio credevo fosse il random dello stereo.
L’impianto base rimane uno sporco country-blues di area dixie, chitarre ruvide, voci reverberate, interventi acidi, ma e’ quello che c’è nel mezzo che mi stupisce: le malinconiche cavalcate folk in “Righteous Ways”, i saltellanti blues alla Big Bill Broonzy in “Red Wine”,  i  gospel distorti in “True Religion”.
Scott H. Biram cambia tono vocale ed intenzione come un burattinaio della commedia dell’arte, aggiungendo efficacia alla costellazione di stati d’animo che abitano il disco, emergendo con decise peculiarità dal marasma della scena One-man-band-blues-mascherato, lanciando l’uomo oltre il cliché del cane randagio da Honky-Tonk.

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Brett Gurewitz : le sessions desecretate.

 

Intorno alla metà degli anni 90 Brett Gurewitz, chitarra e filosofia dei Bad Religion e patròn di Epithaph, lavorava come compositore alla EMI sul Sunset Boulevard, Los Angeles.
In quegli studi, con ai controlli quel Ryan Green futuro fonico di vari dischi punk tra cui “Punk in drublic” dei NOFX, Mr.Brett incide alcuni demos da presentare ai Bad Religion per la stesura di un nuovo album.
Viste col senno di poi, e conoscendo oggi le canzoni finali apparse sull’iconico “Stranger than fiction”, quelle registrazioni rilasciano un fascino indescrivibile, riportando i pezzi ad una primitiva aggressività lo-fi e ad una disperazione parzialmente svanita nel velluto della voce di Graffin e nelle armonizzazioni inebrianti.
Uomo culturalmente e filosoficamente ricco e tormentato, con una pesante dipendenza da eroina, Gurewitz carica su “Infected” una rabbia venata di impianti quasi grunge; mentre “Horray for me” rimane fedele al brano ufficiale, mi sento di dire che “Stranger than fiction” è addirittura, migliore nelle intenzioni, della versione-singolo standard.
L’anno successivo Mr.Brett lascerà i Bad Religion avvilito delle turbolenze interne e travolto dal successo di “Smash” degli Offspring, che segnerà la vorticosa ascesa della sua Epitaph.

 

Bessie Smith, l’Imperatrice.

Quand’ero ragazzino in allegato al giornale di mio nonno mi arrivò un disco dal nome “Empress of the blues”. Lo ascoltavo moltissimo, riuscivo a percepire il dolore e la voglia di rivalsa che grondavano da ogni nota di quella voce.
La voce di Bessie Smith.

Orfana di padre e cresciuta in miseria, per mangiare comincia da ragazzina a calpestare le assi del palcoscenico nelle popolari Vaudeville, cambiando numerose compagnie ed orchestre, da Chattanooga a Philadelphia ad Atlantic City.
Nel 1923 per intercessione di Clarence Williams firma il suo primo vero contratto alla Columbia Records, diventando in breve tempo “L’imperatrice del Blues” , perennemente divisa tra turnee, spettacoli teatrali ed incisioni.
Il crollo di Wall Street e la conseguente “Grande Depressione” del 1929 stroncarono la sua carriera come un filo d’erba: le principali case discografiche fallirono, i locali dove imperversava chiusero soppiantati dal cinema sonoro, la richiesta di blues si fece minima.
Dopo alterne fortune sul mercato inglese e americano, Bessie Smith morì in un terribile incidente d’auto nel 1937.

La sua eredità è sconfinata, il suo stile vocale ha influenzato Billie Holiday, Janis Joplin, Ella Fitzgerald e centinaia di altre cantanti.
A me piace ricordarla come la si vede nel cortometraggio “St. Luis Blues” : vestita a pois con il cappellino ed un boccale di birra tra le mani, mentre china il capo inconsolabile ruggendo

“Odio guardare il sole della sera che va giù
odio guardare il sole della sera che va giù
perché il mio uomo ha lasciato la città
domani mi sentirò proprio come oggi
domani mi sentirò proprio come oggi
prenderò il mio baule ed uscirò di scena”

Woody and the Black Dahlia: omicidio a Los Angeles.

Quando Elizabeth Short venne trovata segata in due ed orribilmente mutilata nel gennaio del 1947 a Leimert Park, Los Angeles, una folta rosa di sospettati fu prodotta dalla polizia e dall’ufficio dello sceriffo della contea.
Tra i numerosi nominativi spuntava, con indizi spesso trascurabili, anche qualche celebrità, compreso il famoso folk singer Woody Guthrie.
Guthrie venne indiziato a causa della denuncia esposta da una donna della California settentrionale, alla quale sembra che il musicista rivolgesse atteggiamenti morbosi, spedendo ritagli di giornale e lettere con espliciti riferimenti sessuali.
Nonostante il collegamento di Guthrie al caso della “Black Dahlia” resse pochissimo tempo, qualche “zelante” uomo di legge approfittò della situazione, probabilmente a scopi politici (in quei giorni la lotta all’infiltrazione comunista fu più dura che mai, ricordiamo che il 1947 e’ l’anno in cui la Commissione per le attività Antiamericane fece a pezzi il cinema di Hollywood), cercando di incriminarlo per invio di materiale non autorizzato a mezzo posta.

James Ellroy – “Il grande nulla” (The Mysterious Press, 1988)

“Sono un cristiano nazionalista, militarista e capitalista”

Se cercavi un modo per farti odiare da me, James Ellroy, l’avresti sicuramente trovato se non avessi amato alla follia il tuo romanzo, la tua scrittura e la struttura architettonica del tuo mondo letterario.
Se fossimo in un tuo libro, ti sparerei una pallottola per ogni odioso attributo che dai alla tua persona.
Invece ho appena finito di leggere “Il grande nulla”, e credo che tu sia uno scrittore incredibile, nonché l’ennesimo rivoltante provocatore fine a se stesso, per “epater le borgeois” come si dice.
Per scandalizzare i borghesi, appunto: ma io sono agnostico, inclusivista, libertario e proletario anti-capitalista.
Bando alle ciance, grandissimo libro facente parte di una tetralogia che affiancata ad atre trilogie e pentalogie cerca in un’unica, grande operazione letteraria di ricostruire la storia degli Stati Uniti d’America sotto la gelatina nera della crime story.
A cavallo del 1950, tra le vicende VERE delle faide tra Cohen e Dragna per il controllo della città di degli Angeli, Il giovane zelante Danny Upshaw, Il balordo ex agente Buzz Meeks e il futuro capitano Mal Considine si troveranno a districare le piste e gli intrecci che saldano le vicende di un maniaco omicida di omosessuali con le infiltrazioni comuniste ad Hollywood.
Quasi 400 pagine serrate, un ritmo impressionante, svolte sconvolgenti  dall’autore di “L.A. Confidential” e “Black Dhalia”.

L’ha detto l’esperto di social-media- entertainement: Povia si è accollato la canzone di protesta, e da solo.

Una nota compagnia di promozione musicale cerca la frase a effetto, il famoso “click bait”, e lo trova in :”Quando l’unico cantautore impegnato è…Povia”.
“A pensarci bene, è anche l’unico che sta raccontando e descrivendo la situazione attuale italiana mettendola in musica.” E ci hanno anche pensato bene.
Sorvoliamo sull’abominio Povia, un esperimento fallito in tutte le sue inutili declinazioni.
Tralasciamo a malincuore la portata di un circuito punk/hardcore/hip hop/reggae che, immerso nel sociale fino al collo, ha i numeri (ma non l’appeal, forse) per risalire la china nazionale.
Ora mi domando ‘sta gente, che campa evidentemente di musica, su quale dannato pianeta vive.
Se Povia trascina 100 persone nelle palestre delle amministrazioni della Lega per sparare le sue boiate, i Gang riempiono locali pubblici, C.S. e feste comandate da 30 anni, la Banda Bassotti ha appuntato più bandierine nei paesi del mondo che Giuseppe nell’hinterland milanese, per non dilungarci su Bobo Rondelli, Cisco, Filippo Andreani, Kento, Assalti Frontali, Muro del canto per citare solo i più noti.
Viene da domandarsi se questa sorta di nostalgia ’70 non sia un paravento dove nascondere l’incapacità di analizzare la situazione odierna : forse nello stesso paese dove Salvini proietta il suo faccione su ogni piattaforma e viene arrestato uno come Lucano, e’ normale che mentre Muro del Canto e Assalti Frontali incastrano 3.000 persone in un centro sociale per una sensibilizzazione ambientale, l’unico di cui l’industria e la stampa si ricordi e’ Giuseppe Povia, cosi come ieri pontificava su Cristicchi e il suo anticonformismo da quattro soldi.
Domanda: forse perché sono più che altro antifascisti e nella fattispecie, spesso, comunisti, e c’e’ ancora un conflitto morale in atto sull’argomento?si. O forse perché Povia è una ridicola macchietta che puoi sorbirti comodo comodo sulla poltrona del tuo stupido ufficio, lo Stato Sociale e’ un fin troppo facile bersaglio radical, mentre se alzassi le chiappe, forse, la fuori, qualcosa di reale è sempre esistito e continua a spingere e pulsare?
Ancora, si.
Visto che ci sono, social media manager, ti lascio anche 5 esempi relativi agli ultimi due anni, e se e’ quello che ti stai chiedendo in questo momento no, non se li ascolta solo il cognato, tutt’altro.

Alessio Lega – “Abd El Salam”

Gang – “ Marenostro”

Muro del Canto – “Figli come noi”

Arpioni – “Sould i stay or should i go?”

Assalti Frontali- “Piazza Indipendenza”