Paolo Pasi – “Ho ucciso un principio” (Eleuthera, 2017)

Gaetano Bresci vive e lavora nell’industria tessile a Paterson (New Jersey), ha una compagna ed una figliola, ma ha deciso di lasciare tutto per uccidere il Re d’Italia e così vendicare le vittime dei cannoni di Bava Beccaris a Milano e delle repressioni del Regio Esercito in Sicilia.
Monza, 29 luglio 1900: 3 colpi dritti all’obbiettivo durante una parata ufficiale, Umberto I è raggiunto al polmone, al braccio ed al cuore , muore all’istante. Mentre la salma del monarca sfila in neri drappi per le vie di Milano, in un clima di condanna unanime per il regicida gia sopravvissuto al linciaggio della folla, Bresci viene sballottato da un carcere all’altro fino all’ultima, fatale detenzione sull’isola di Santo Stefano.
Paolo Pasi (giornalista, scrittore e cantautore milanese) romanza l’ultima fase della vita dell’anarchico, dal viaggio attraverso l’Europa all’omicidio di Umberto I di Savoia, fino alla brutale segregazione tra le mura umide dove troverà misteriosamente la morte tra il 18 e il 22 maggio del 1901.
Il merito del libro alberga certamente nel profilo psicologico di Bresci ipotizzato da Pasi, che lo dipinge non freddo e spietato calcolatore, bensì uomo tanto determinato quanto divorato da dubbi e incertezze fino agli ultimi istanti del sacrificio che si auto-infligge.
Uno, dieci, cento Bresci: il fotografo dilettante che ruba scatti ai passanti, il sovversivo che intacca i proiettili della pistola nel caldo africano di una stanza in affitto, il turista che mangia quattro gelati seduto in una latteria per raffreddare i pensieri e tornare lucido, il padre che sente la figlioletta chiamare il suo nome nella notte insonne di una vigilia terribile.
E ancora più che apprezzabile è l’intento da parte dell’autore di ricostruire i caratteri nella “sceneggiatura” dei personaggi principali sulla base delle evidenze storiche, da Giovanni Giolitti a Merlino, dal re Umberto a Filippo Turati.La figura di Gaetano Bresci verrà tanto demonizzata da stampa e opinione pubblica, quanto analizzata e dotata del beneficio del dubbio (se non di aperta solidarietà) da figure fauste ed infauste dello scenario politico come Malatesta,Mussolini, Turati, e successivamente Pertini.

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Idle Idylist : Confermo ogni dannata parola.

Qualche volta le cose che vorresti scrivere le ha gia scritte un altro, e collimano a tal punto col tuo stato d’animo che com-porre non serve, basta ripro-porre.
Sfortunatamente non appartengo alla categoria dei “soli contro tutti”, a me quello che la gente pensa interessa e non vado avanti fregandomene del giudizio altrui…
Una premessa pero la vorrei fare, a chi non ha rispetto, non mostra supporto, ti schifa per quello che fai o per quanti soldi hai nelle tasche: Tenetevi pure le vostre cose belle, io mi tengo quello che di bello ho io. Anche se sono sicuro che qualcuno darebbe un braccio per fare a cambio.

 

 

Tim Barry – Idle Idylist

Ogni volta mi metto a pensare a quanto sto andando contro
a tutto quello che mi hanno insegnato essere giusto e sbagliato
e a quello a cui ci si dovrebbe abituare, nella vita
stanno recitando, sui sedili di quei SUV
nell’ombra degli alberi, nella strada di casa mia
mascherati da mariti, mogli e capouffici
e io me ne sto seduto qui col mio cane
un pacco da sei e la mia chitarra
in questo portico di legno facendole diventare il mio lavoro
dicono che l’economia sta crollando
e quelli come loro stanno mollando
saltano fuori dagli aerei, sotto i treni, alcuni giu dai ponti

ma va bene cosi, non e’ la mia vita
tossisco tutto il giorno e fumo tutta la notte
va bene cosi, non è la mia vita
pago 200 dollari d’affitto
e lavoro quando mi va
dove abbiamo sbagliato?
sono stato troppo tempo da solo?
non ho soldi in mano e non valgo niente per voi
ma non mi venderei mai

C’e’ questa ragazza con cui stavo
mi chiama da New York
mi dice che ha delle azioni in borsa, uno stipendio, e provvigioni
lavora all ventiduesimo piano, in un cubicolo costruito per lei
risponde al telefono e parla un sacco di investimenti
beh, finalmente si e’ innamorata, ha beccato questo ragazzo del Texas
dice che e’ il grande amore, ma deve ancora incontrarlo
parlano ogni giorno, comunicano online
le ho detto ‘affanculo quel lavoro, affanculo il tuo fichetto, e affanculo la pensione’

Ogni volta mi metto a pensare a quanto sto andando contro
a tutto quello che mi hanno insegnato essere giusto e sbagliato
e a quello a cui ci si dovrebbe abituare, nella vita
lascio l’arroganza agli arroganti
non ho nessuno se non me stesso
e non mi cambierei con nessun altro
non riempirò i miei vuoti di avidità
o di merda che non mi serve a niente
o di omertose relazioni basate sull’infedeltà
so che non e’ il massimo, non e’ una grande vita
ma lascio che domani sia domani
e oggi sia oggi.

Io non sono il vostro cane addestrato.

Per fortuna, dico io, che me medesimo e la maggior parte di voi che leggete proveniamo da determinati circuiti, dove l’evitare di prendere una posizione netta circa il mondo esterno viene spesso considerato una mancanza di integrità.
Per quanto riguarda i livelli “diversamente underground” della cultura, possiamo anche affermare che questo manichino senza coscienza che “sòna, canta e balla” ce lo siamo inventato in questo nuovo millennio, e sembra che le persone comuni rivendichino questa sorta di pupazzo ammaestrato come l’unico degli artisti possibili; se ne fa un gran parlare ultimamente per quel che riguarda il rap, laddove frotte di “fans” minacciano di lasciare il gregge in seguito alle esternazioni politiche del proprio idolo, da un lato negando il sacrosanto diritto e l’imprescindibile dovere dell’artista di metterci la faccia, dall’altro dimenticando lo spirito con cui la cultura hip-hop ha salutato il sole per la prima volta; questione, rimanendo in tema di generi dominanti nel 2019, che sembra invece non scalfire minimamente il popolo dell’Indie, che può contare incondizionatamente sulla faccia di bronzo della sua base e dei suoi rappresentanti, sempre in prima fila quando c’è da parlare per calembour e asini fluttuanti, mai quando la situazione richiede un pugno sul tavolo assestato con decisione.

Un articolo di una noto ufficio stampa, tempo fa, si chiedeva per l’appunto che fine avessero fatto gli artisti ribelli, quelli capaci di affrontare in musica rose spinose e sentieri accidentati; quello che questi signori forse non sanno ( e mi pare di averglielo anche scritto) è che queste creature mitologiche esistono ancora, vive e vegete, probabilmente relegate a fasti minori proprio per le idee politiche o sociali che portano addosso.
Se una Caterina Balivo, una Barbara D’urso e rispettive produzioni lo credono opportuno, possono invitare in studio gli Assalti Frontali o Il Muro Del Canto o Filippo Andreani o Elio Germano come tanti altri, e chiedergli cosa pensino della situazione attuale (per poi ostracizzarli come i The Gang interdetti dalla RAI nel 1991 dopo un intervento poco gradito al democraticissimo concerto del 1 maggio). Ci andrà, in vece, più probabilmente Cristicchi a parlare della “giornata del ricordo”, o quanto di più inoffensivo, neutro, in una parola DEMOCRISTIANO il panorama culturale italiano possa offrire.

“(…)Essere un attore è una questione di scelta che si pone innanzitutto a livello esistenziale: o si esprimono le strutture conservatrici della società e ci si accontenta di essere un robot nelle mani del potere, oppure ci si rivolge verso le componenti progressive di questa società per tentare di stabilire un rapporto rivoluzionario fra l’arte e la vita”  G.M.V.